La Spagna scende in piazza..e noi???

Laura Onofri

Stamattina leggo un tweet di Luisa Rizzitelli:
“Ieri in Spagna contro la #violenzasulledonne. In Italia nemmeno una Ministra PO. Organizziamoci.”

L’enorme manifestazione a Madrid (Più di 100.000 persone hanno sfilato nelle vie della capitale spagnola) per chiedere misure urgenti sulla violenza contro le donne, mi ha fatto tornare in mente la manifestazione del 13 febbraio, che non era stata indetta per combattere questa emergenza, ma più in generale per chiedere che l’Italia diventasse un Paese per donne, senza discriminazioni e in cui la parità fosse effettiva, concreta e non solo sulla carta!

Che ne è stato di tutta quella forza sprigionata in quella giornata, di tutto quel grande entusiasmo per una stagione nuova che finalmente ponesse al centro dell’agenda politica il tema delle donne declinato in tutte le sue sfaccettature, delle grandi reti che si erano create fra associazioni, singole donne, donne dei partiti e dei sindacati?

Abbiamo avuto, è vero, il parlamento più rosa della nostra Repubblica, ma tranne qualche importante eccezione come la Vice Presidente del Senato Valeria Fedeli, o la deputata Pia Locatelli, le donne in Parlamento tessono poche relazioni con le donne dei movimenti.
Sappiamo quanto sia importante che esperienze e buone pratiche siano condivise e messe al centro di un confronto assolutamente necessario, così come aveva capito e ricercato Josefa Idem, ultima e apprezzata ministra delle Pari opportunità che abbiamo avuto.

Sicuramente Giovanna Martelli, delegata dal Premier, sta, con la sua presenza e il suo impegno tessendo relazioni sui territori, ascoltando le richieste che vengono dal mondo delle donne e da ogni altra parte della società oggettivamente discriminata nel nostro Paese.

Quello che contestiamo però è il ruolo: il nostro Paese ha, per le molte criticità ancora presenti sul tema delle politiche di genere, la necessità di un Ministero con poteri reali e forti e soprattutto con risorse certe e dedicate.

Da parte di molte vengono viste con favore esperienze nuove e più agili (proprio perchè il tema delle Pari Opportunità è trasversale e abbraccia tutti i dicasteri), come per esempio l’Osservatorio sulle Pari Opportunità istituito dalla Regione Lazio che ha il compito di provvedere “alla rilevazione, all’analisi e al monitoraggio dei dati inerenti lo stato di applicazione delle politiche di pari opportunità, delle azioni di contrasto alla violenza sulle donne, negli Stati membri dell’Unione europea, su tutto il territorio nazionale con particolare riferimento alla regione” , altre guardano con interesse alla scelta francese, cioè un ministero che valuti preventivamente tutti gli atti degli altri dicasteri (per vagliare ed eventualmente correggere, progetti e proposte in base a rigorose valutazioni di impatto di genere) che, anche in tempi di crisi, attui politiche concrete (e non solo principi) per affermare che i diritti delle donne sono una priorità non negoziabile, altre ancora individuano una soluzione nel bilancio di genere non come semplice strumento economico bensì come strumento chiave con il quale il governo definisce il modello di sviluppo socioeconomico e i criteri di ridistribuzione all’interno della società, decide le priorità di intervento rispetto alle politiche e ai bisogni dei propri cittadini, producendo degli effetti differenti a seconda che siano uomini o donne.

Mi chiedo quindi se non sia necessaria, ancora una volta una mobilitazione forte, come quella spagnola, per ribadire al Governo l’importanza di investire nelle donne, e lavorare affinchè le donne siano trattate con la dignità che meritano. Nella politica, nell’educazione, nelle case e sui luoghi di lavoro.
Che questi non siano solo importanti principi, ma azioni concrete e un primo segnale dovrebbe essere proprio la nomina di una Ministra delle Pari Opportunità.

Luisa Rizzitelli nel suo tweet chiedeva “Organizziamoci”, forse è giunta nuovamente l’ora!

Commenti chiusi.