Le Madri de Plaza de Mayo

Laura Onofri

A partire dalla seconda metà degli anni ’70, l’Argentina, governata da una crudele dittatura militare, subì una delle più insensate ed aberranti tragedie che hanno colpito l’umanità: quella dei desaparecidos.
Quarant’anni fa, il 24 marzo del 1976, la giunta militare, con un colpo di stato, prese il potere e iniziò la dura e crudele repressione contro gli oppositori del regime.
Circa trentamila persone scomparvero o furono uccise e torturate nelle carceri argentine.

La reazione internazionale, inizialmente, fu quasi inesistente. Solo le organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani, tra cui Amnesty International, fecero sentire la loro voce.
L’obiettivo della giunta militare era quello di eliminare tutti i sostenitori della democrazia e che, né all’interno né all’estero si venisse a conoscenza della barbara repressione che era in corso.

Fu una repressione più subdola e più nascosta rispetto a quella cilena e dietro una falsa “normalità” si consumava la tragedia dei “desaparacidos”

Le uniche a far sentire, dall’aprile del 1977 la loro voce, furono le Madres de Plaza de Mayo: silenziosamente, ma fermamente si ritrovavano ogni giovedì pomeriggio,nella piazza e la percorrevaono in senso circolare, attorno alla piramide che si trova al centro, per circa mezz’ora. con cartelli con sopra i nomi o le foto dei figli scomparsi, indossando un fazzoletto bianco.
La loro pubblica denuncia contro le sparizioni dei figli, quando attorno ai desaparecidos si era alzato un muro di silenzio e di indifferenza in quanto la società argentina viveva nell’illusione che tutto procedesse per il meglio, fu per molti anni la sola voce contro la dittatura argentina,

Ancora oggi le madri si incontrano ogni giovedì in piazza per chiedere che si faccia luce sulla sorte dei loro figli, perché, nonostante i processi e le condanne, ancora molto di quel periodo è oscuro.
Oggi ricordiamo i quarant’anni da quel tragico inizio del più buoi periodo dell’Argentina e un pensiero non può non andare a quelle donne, a quelle madri che oggi come allora non smettono di cercare la verità.

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