Violenze sessuali, se lo stereotipo gira anche tra gli studenti di Università e Politecnico

La Stampa  22 maggio 2017     – Fabrizio Assandri

All’Università e al Politecnico, tra gli studenti, “emerge ancora una cultura che non legittima, certamente, ma neppure stigmatizza con forza ogni forma di violenza di genere”. È il risultato emerso da un questionario sottoposto agli studenti – e il primo dato che fa riflettere è che a compilarlo (su circa 4mila studenti) sono state in maggioranza le donne. Anche il percorso di formazione in ateneo contro la violenza è stato seguito da una platea quasi tutta al femminile.

 Il questionario rientra all’interno del progetto europeo “università a supporto delle vittime di violenza sessuale”. Tra le risposte, il 23 per cento degli studenti dell’Università e il 24 del Politecnico è d’accordo con l’affermazione: “Quando i ragazzi commettono violenza, di solito lo fanno a causa del loro forte desiderio sessuale”. Così, secondo l’ateneo, «si giustifica la violenza sessuale attraverso l’idea che gli istinti non possano essere controllati con la ragione». Non solo, c’è chi «tende a imputare la colpa della violenza alla vittima piuttosto che all’aggressore». In ogni caso, gli studenti riferiscono una bassa percentuale di situazioni di molestie o violenze percepite, e per lo più legate ai fatti meno gravi, come i commenti espliciti e/o offensivi in pubblico o in privato.
Ma anche sul concetto stesso di violenza non c’è un’univocità. Perché non tutti percepiscono come violenti gli stessi atteggiamenti. Ad esempio, il 40 per cento degli studenti ritiene che non sia una violenza “che qualcuno distribuisca materiali sessisti o sfacciati”. E anche nel caso di battute sul corpo di una donna, meno della metà esprimerebbe il suo disagio, ancora una volta, a farlo sarebbero per lo più le donne. Un altro dato messo in luce dalla ricerca è che, secondo quasi la metà degli studenti, l’attuale divisione dei lavori domestici e il rapporto tra i generi è equilibrato. “Il problema – spiegano dall’ateneo – è che,se nemmeno si percepisce la disparità e la violenza, non si è propensi ad agire per combatterle”.

 

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