Corpi politici

Corriere della sera La 27 ora – 13 luglio 2020 – Manuela Manera

in copertina: Pier Luca Cetera per la mostra che nel 2018 festeggiava i 10 anni di Casa Sponge a Pergola (PU)

In questi giorni è in corso un dibattito all’interno del mondo femminista. È un dibattito in differita, costruito a colpi di articoli su varie testate giornalistiche, comunicati stampa, interventi su blog e social. A portarlo alla luce è stato il ddl Zan. Non ci si scandalizza ovviamente per il confronto in sé o per la diversità di posizioni; l’universo femminista da sempre è stato ed è e sarà variegato e plurimo, è un oceano con molte correnti. È anche questa la sua ricchezza, è proprio dal pungolo di prospettive differenti che si amplia la propria visione. Quel che disturba in tutto questo, però, è che nell’osteggiare il ddl Zan di fatto si ostacola un passo in avanti da un punto di vista legislativo.
Si tratta, infatti, di integrare una legge già esistente, la legge Mancino (che, come si sa, punisce non le opinioni ma i discorsi d’odio, le discriminazioni e le violenze perpetrate “per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”), aggiungendo anche motivi “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

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Rendere visibile il sessismo: in questi annunci degli anni ’50, i ruoli di genere sono stati invertiti

ZE.TT  – 

Un fotografo ha ristampato vecchie pubblicità e ha solo invertito i ruoli di genere. Vuole mostrare quanto sia sessista la nostra vita di tutti i giorni.

Se guardi alcuni annunci pubblicitari e manifesti degli anni ’50 di oggi, puoi solo scuotere la testa: c’è una donna che lavora al lavandino  in cucina, mentre l’uomo all’esterno è visto con il bambino. In un’altra pubblicità, un uomo incoraggia la moglie piangente con la frase: “Non ti preoccupare, dopo tutto, la birra non viene bruciata!” In un’altra pubblicità, lei gli serve sottomesso il cibo a letto.

Nella sua serie fotografica In A Parallel Universe, il fotografo 31enne Eli Rezkhallah ricrea fedelmente degli  annunci degli anni ’50, ma scambia i ruoli di uomo e donna. Così, nel suo lavoro, l’uomo sta al lavandino o porta la colazione a letto.

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L’invisibilità delle donne di Chiara Saraceno

La rivista     il Mulino  –    13 febbraio 2017

Quando le mie figlie avevano cinque anni mi chiesero di aiutarle a scrivere una lettera alla Rai perché si erano accorte che «al telegiornale parlano solo uomini e nei cartoni le donne o sono cattive o devono essere salvate da un uomo». A quasi quarant’anni di distanza le cose non sembrano cambiate di molto, nonostante oggi ci siano molte più giornaliste, anche nei telegiornali. L’ultimo esempio viene dall’iniziativa di un grande giornale nazionale.

Per festeggiare i propri 150 anni «La Stampa» ha chiesto a 51 «personalità di rilievo internazionale» di scrivere come vedono il futuro. Leggi il resto »

Le politiche educative attente al genere sono un’arma per combattere le disuguaglianze

Il Sole 24 ore – 7 luglio 2015 -di Francesca Brezzi* e Laura Moschini**

Educazione di genere? Cosa è? E perché tante polemiche? Saremmo tentate di rispondere: lo chiede l’Europa, e non sarebbe solo una battuta o una risposta evasiva perché con questo termine recepiamo le indicazioni che provengono dall’Unione europea che considera la Gender Equality, vale a dire una partecipazione equa e non discriminatoria di ognuno/a alla vita familiare e sociale, il presupposto fondamentale per la cittadinanza democratica. Leggi il resto »