IO SONO UNA

Presentazione della graphic novel  “Io sono Una”  (add editore) di Una Comics.

giovedì 7 giugno alle ore 18,30   – Libreria Bodoni/Spazio B  via Carlo Alberto 41 Torino
Dialogano Beatrice Dorigo, libraia, scrittrice e fondatrice della Società Anonima Lettori e Laura Onofri presidente dell’associazione “Se non ora quando?” di Torino.

Nel 1977 Una ha dodici anni. I ragazzi della sua età ascoltano punk o ska, invece lei sta imparando a suonare con la chitarra Mull of Kintyre dei Wings. È quella la musica che le piace.
In quegli anni, nello Yorkshire, la figura di un inafferrabile Squartatore miete vittime tra le donne occupando le prime pagine dei giornali. Alle ragazze si consiglia «di vestire in modo non appariscente», «di tornare a casa presto la sera», «di comportarsi in modo consono», in un assurdo cortocircuito secondo cui la colpa della violenza è da imputare anche alle vittime.
Dopo un episodio di abuso, Una, da ragazza sicura di sé, si trasforma e decide di imparare ad «abbassare lo sguardo» per allontanare l’attenzione dei ragazzi.
Sola, impotente e piena di una vergogna che la porta a credere di essere «guasta», la protagonista di questo struggente memoir è costretta a fare i conti prima con il mondo che non sa ascoltare, poi con le proprie ferite.
La storia di Una – il mio nome è Una, una di molte – deve confrontarsi con un contesto di misoginia strisciante, per trovare il modo e le parole di essere raccontata.
Mischiando stili, linguaggi e atmosfere il libro va oltre l’autobiografia ed esplora la responsabilità sociale di una cultura in cui l’arroganza maschile rimane incontrastata, mentre la solitudine in cui è lasciata la vittima è una nuova e continua violenza.

Una graphic novel, intensa e coinvolgente. Un storia di rinascita e di riscatto.

 

Eccezionale mobilitazione contro la sentenza di stupro di Pamplona. E in Italia?

Laura Onofri

In Spagna, a Pamplona e in tante altre città, una moltitudine di  persone è scesa in  strada per protestare contro una sentenza ingiusta, che  ha condannato un branco di  uomini per “abuso”, e non per “violenza”, per lo stupro di una diciottenne comminando  loro solo 9 anni di reclusione.

La ragazza era stata aggredita nel 2016 da cinque uomini. Per il tribunale di Navarra non si configura il reato di stupro ma bensì quello di abuso sessuale continuato, reato molto meno grave. Leggi il resto »

Lettera aperta al Professor Ernesto Caffo, fondatore e attuale Presidente di SOS Il Telefono Azzurro Onlus

dalla pagina Facebook “Chi colpisce una donna colpisce tutte noi” 24 febbraio 2018
Alla cortese attenzione del Professor Ernesto Caffo, fondatore e attuale Presidente di SOS Il Telefono Azzurro Onlus, Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, in qualità di membro dell’ufficio di presidenza del Comitato nazionale di garanzia per l’informazione sui minori e per l’attuazione della Carta di Treviso.
Lo scorso 19 febbraio una nota dell’Ansa così titolava: “Prostituta a 9 anni, arrestati genitori”, titolo ripreso successivamente da RaiNews ed emulato successivamente da La Sicilia: “Bimba di 10 anni “prostituta”, arrestati i genitori e due anziani”.
Eppure nella Carta di Treviso, un protocollo firmato nel lontano 1990 da Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro con l’intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia, è previsto tra l’altro che “nessun bambino dovrà essere sottoposto a illeciti attentati al suo onore e alla sua reputazione”.
Quel protocollo, altresì, annota un impegno comune specifico, volto a tutelare l’interesse dell’infanzia nel nostro Paese. I titoli e la modalità morbosa adoperata nella cronaca dei fatti citata conseguentemente ci sembrano non conformi a quanto prescritto e condiviso nella Carta di Treviso.
Da anni, nonostante gli impegni sottoscritti, assistiamo al permanere di una formula tossica e profondamente errata nel raccontare simili episodi, in palese violazione dei diritti fondamentali delle minori, meritevoli invece di una tutela privilegiata e specifica.
Il successivo 20 febbraio, dopo numerose proteste e segnalazioni al direttore, arriva la “correzione” del titolo della nota Ansa: “La fanno prostituire a 9 anni, arrestati i genitori”. Cosa c’è che ancora non va? Questi genitori in realtà hanno venduto la propria figlia a stupratori seriali e pedofili. Solo posta così sarebbe stato evidenziato l’orrore dell’accaduto e la natura di un abuso reiterato.
Invece, nonostante le correzioni, tutto sembra molto più blando, con il rischio di un effetto “normalizzazione” della violenza. Visto che nulla cambia da anni, ad oggi non è più sufficiente che un direttore si scusi per l’accaduto e corregga senza nemmeno riuscirci adeguatamente, a nostro parere. Riteniamo che questo non sia un atto di responsabilizzazione reale e siamo come dell’opinione che permettere la pubblicazione di questo genere di titoli ed articoli sia di per sé lesivo dei diritti dei bambini.

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«Dottoressa per favore si tiri giù le mutande» Candidata umiliata al concorso per magistrati

Corriere della sera – La 27 ora  31 gennaio   Monica Ricci Sargentini

A raccontare l’episodio le trema ancora la voce. Per la rabbia. Cristiana Sani, 30 anni, laureata in Giurisprudenza e volontaria in un centro antiviolenza a Massa Carrara racconta alla 27sima ora quello che è successo venerdì 26 gennaio alla prova di concorso per magistrato che si è tenuta a Roma. «Non posso ancora credere che sia successo — dice esterrefatta —. Finché non provi la violenza su di te non capisci del tutto. Mi hanno chiesto di tirarmi giù le mutande due agenti di polizia penitenziaria. E siccome non volevo farlo mi hanno detto: “Dottoressa ma cos’ha il ciclo?”».

Com’è andata esattamente?
«Eravamo in tantissimi al concorso per le prime due ore dalla dettatura della traccia non ci si può alzare per andare ai bagni, poi solo per settore. Quando chiamano il mio settore io mi alzo e vado in bagno. Un poliziotto penitenziario invita le ragazze dietro di me a cambiare fila e usare i servizi all’esterno ma loro preferiscono rimanere dove sono. Allora il poliziotto si è sganciato la cintura dove teneva la pistola e ha detto: “Bene fatelo voi il mio lavoro”. Un atteggiamento che mi era sembrato strano. Poi ha chiamato due poliziotte. Una delle due ha detto: “Avete freddo? Non vi preoccupate adesso ci pensiamo noi a scaldarvi”.

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L’amaca di Michele Serra a proposito della denuncia di Asia Argento

La Repubblica 15 ottobre 2017   –    Michele Serra

Le offese alle donne sono come quelle di chi grida “nigger” all’afroamericano per sventolargli in faccia la schiavitù dei suoi avi deportati

I dubbi sul “politicamente corretto”, su quanto di censorio, di asettico, di insincero si porta dietro, sono tanti. Ma passano in un baleno ogni volta che qualcuno usa le parole per umiliare e ferire, per sottomettere chi alla sottomissione ha osato ribellarsi.

Come chi grida “nigger” all’afroamericano per sventolargli in faccia la schiavitù dei suoi avi deportati. Quella parola non è solo uno sputo in faccia: è una rivendicazione di supremazia e di dominio. Uno spiccio “stai al tuo posto!”.

Quanto abbiamo letto e udito in questi giorni non solamente sui social, anche sui media tradizionali, a proposito delle attrici che hanno scelto di raccontare le pesanti molestie subite dal padrone della Miramax (non da un passante, dunque: ma da un maschio di potere dal quale dipendeva il loro futuro professionale), rassomiglia molto da vicino a quello “stai al tuo posto!”: basti per tutti il titolo “Prima la danno via, poi frignano e fingono di pentirsi” con il quale un giornale di destra ha accolto la denuncia di Asia Argento.

La volontà di offendere è generica; specifica è invece la volontà di sottomettere le donne, per l’eternità, a un punto di vista che potrebbe definirsi “maschile” se il politicamente corretto non ci soccorresse, impedendoci di estendere ai maschi in genere l’archetipo del vecchio sudicione.