Un ritratto più vero delle cicatrici IN/Visible di Ann Christine Woehrl

Corriere della Sera.it La 27 ora – 24 ottobre 2014 – Denise Zani

«Non sono perfetta, ma sono un’edizione limitata» è la frase stampata sulla maglietta rosa di Sokneang, aggredita a Preah Vihear (Cambogia) dalla moglie gelosa di un cliente abituale del locale in cui lavorava

A volte il calvario inizia prima. Prima degli interventi chirurgici e dei trapianti di pelle. Prima del riconoscersi estranei allo specchio. Per Farida è iniziato con il matrimonio ed è continuato con la decisione di chiedere il divorzio dall’uomo che l’aveva lasciata senza un tetto per i debiti di gioco. Farida è stata aggredita durante il sonno ed è caduta sul figlio che dormiva accanto a lei. Ha cercato di uscire a chiedere aiuto ma suo marito aveva chiuso a doppia mandata la porta. L’acido corrode. Penetra velocemente l’epidermide e arriva alle ossa e va più a fondo, a ledere la dignità. Tuttavia non uccide. Nemmeno se i soccorsi vengono ritardati da una porta sprangata. L’acido costa poco ed è facilmente reperibile: in un supermercato qualsiasi, in qualsiasi parte del mondo, per una manciata di centesimi è possibile acquistare un composto per usi domestici a base di acido nitrico e solforico in diverse percentuali. Leggi il resto »

#possoavereunapizza? La parola chiave per salvarsi dalle botte

Corriere della sera.it La 27 ora – 25 0ttobre 2014 – Giusi Fasano

Una volta tanto tutto ha funzionato perfettamente grazie a un protocollo inedito fatto di piccolissimi dettagli: il tono della voce, la richiesta surreale, l’acume sufficiente per non buttar giù il telefono pensando al solito scherzo…

La parola d’ordine è: #Possoavereunapizza? Vorrei che tutte le donne in difficoltà chiedessero, finalmente, una pizza. E che tutti i loro interlocutori, al telefono, capissero al volo. È una storia perfetta, quella della donna che – a casa con un compagno ubriaco che la sta prendendo a pugni – afferra il telefono e chiama la polizia fingendo di ordinare una pizza, appunto. Siamo in una città del Nord America, dall’altra parte del filo c’è un operatore sveglio. Capisce al volo che lei non può parlare, non può rimanere in linea. Annota l’indirizzo e manda la “pizza”: la pattuglia più vicina. Leggi il resto »

“Nudie Tee” è la nuova incarnazione del sessismo nello sport

La 27 ora Corriere della Sera    4 luglio 2014    – *

Molti pensavano che il maschilismo nello sport avesse già toccato il fondo. Poi è arrivato un accessorio per giocare a golf prodotto proprio per sembrare un corpo di donna. Nudo, senza braccia e decapitato

Sarà stato il gioco di parole a mettere d’accordo tutte quelle menti del marketing sul fatto che il “Nudie Tee” sarebbe stato il regalo perfetto per un golfista? Quanto avranno gongolato al pensiero che quel “tee” non sarebbe rimasto un semplice pezzetto di plastica piantato in un prato su cui poggiare le palline, ma piuttosto – chiaro, no? – il suono della sillaba finale di “nudi-ty”, nudità. Pochi prodotti mostrano meglio di un “tee” progettato per assomigliare a un busto femminile nudo quanto il golf sia ancora largamente considerato un gioco da uomini. Una cosa così piccola e insignificante che, se hai due braccia virili e forti, puoi staccarle la testa con un colpo solo. Joanna Sharpen si è stupita che l’immagine del pacchetto di toraci di plastica – acquistabile a sole 2,99 sterline su Amazon ed Ebay  – la sconvolgesse tanto. Dopo tutto, grazie al lavoro che le dà da mangiare, project manager dell’associazione Ava, ormai doveva essersi abbastanza abituata a esempi di violenze e insulti.

Come consulente e moderatrice della campagna del governo britannico “This is abuse” (“Questa è violenza”), ha anche parlato a circa 3.000 giovani, un terzo delle quali ha riferito di essere stata violentata. Alcune, dice, avevano solo 10 anni. Quando prova a spiegare la sua reazione istintiva di fronte a quell’“oggettino originale”, precisa che gli è capitato sott’occhio subito dopo aver letto la lista con i nomi delle donne uccise di recente dai loro compagni. «Quel prodotto ha avuto un effetto dirompente dentro di me perché il corpo è decapitato, e due donne proprio quest’anno sono state decapitate», racconta. «Non ha braccia, come se le donne fossero esclusivamente degli oggetti sessuali che non hanno bisogno di una testa o di braccia. La gente lo vede come una trovata pubblicitaria, un gadget. Ma in realtà fa molti danni». In risposta ai “tee” della Dunlop, Karen Ingala Smith, che con il progetto “Counting Dead Women” (“La conta delle donne uccise”) tiene il conto sul suo sito Web delle vittime di omicidio, ha stilato l’elenco delle sei donne che sono state decapitate nel Regno Unito dal gennaio 2012 ad oggi. Lo scorso sabato Joanna Sharpen ha lanciato una petizione online nel tentativo di far ritirare dal mercato i “nudie tee”. Lei ha messo in rapporto diretto la mercificazione disinvolta e la volgarizzazione del corpo femminile con gli studi che dimostrano quanto queste pratiche facciano aumentare violenze e discriminazioni. «La gente ci è passata su, ma per me è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso», dice. Visto che il tentativo di ottenere una risposta dalla Dunlop UK non aveva portato a niente – il sito Web suggerisce di inviare una lettera e indica un numero di telefono che non funziona -, Sharpen ha scritto al proprietario della casa madre, Mike Ashley. Il Guardian ha trovato il numero di un responsabile della comunicazione, ma sta ancora aspettando una risposta.

Nell’attesa, potrei partire dalla mia esperienza per immaginare cosa succederà. Quando Mike Ashley, in passato, è stato accusato di maschilismo per un set giocattolo delle pulizie rosa (chiamato “È roba da ragazze”), il discusso miliardario sembrava proprio aver deciso che sarebbe riuscito a far scomparire le critiche ignorandole. Questo atteggiamento della serie «sono-stupide-lagne-di-streghe-senza-senso-dell’umorismo-e-finiranno- nel-dimenticatoio» è probabilmente lo stesso che sta dietro a ogni sorta di schifezza aziendale, dalla vendita di T-shirt che esortano gli uomini a “mantenere la calma e picchiarla” (“Keep calm and hit her”) o che affermano “Oggi mi va di stuprarti”, fino al caso di Richard Scudamore, presidente della Premier League inglese, che usa un linguaggio disgustoso quando parla di donne. All’inizio pensavo che fosse solo un altro esempio di discriminazione sessista nello sport, l’ennesimo di un’ondata in continua crescita – dai commenti di John Inverdale su Marion Bartoli a quelli dell’accoppiata vincente Grey-Keys, solo per citarne alcuni -, ma la vendita on-line di questo genere di spazzatura si inserisce in un quadro più ampio, dove lo sport è semplicemente il campo in cui per gli uomini è più facile giocare sporco.

Basta rimanere zitte, farsi una risata, stare allo scherzo e smettere di lamentarsi. O prendersi un minuto e firmare questo appello  .  https://www.change.org/en-GB/petitions/dunlopsport-remove-the-misogynistic-nudie-tee-product   Nessuno garantisce che arriverà una risposta adeguata, ma qual è l’alternativa?

* Questo articolo è stato modificato il 2 luglio 2014, con l’aggiunta del paragrafo «In risposta ai tee della Dunlop, Karen Ingala Smith, che con il progetto “Counting Dead Women” (“La conta delle donne uccise”) tiene il conto sul suo sito Web delle vittime di omicidio (…)». Si affermava inoltre che a stilare l’elenco delle vittime fosse stata Joanna Sharpen. Anche questo è stato cambiato.

Traduzione da The Guardian di Sara Bicchierini

Mila, Sally e le altre colf filippine a Dubai Abusate, schiavizzate e recluse

DI CAMILLA GAIASCHI     –  La 27 ora

A novembre i giudici hanno acceso i fari sui gestori di un hotel tenevano recluse, di notte e durante i giorni festivi, diciannove maids

Sfruttate, maltrattate, nei peggiori dei casi violentate e seviziate dai propri datori di lavoro: è la situazione di molte colf, per la maggior parte filippine, a servizio presso le ricche famiglie della penisola araba. Non esistono statistiche ufficiali a riguardo, gli unici numeri disponibili sono quelli raccolti dalle singole ambasciate. Ogni mese sono circa un centinaio le colf filippine che scappano per rifugiarsi presso il consolato di Dubai, dove ricevono protezione e assistenza in attesa di recuperare i documenti (che i datori sequestrano) e ritornare in patria. Il consolato di Dubai ospita le rifugiate dei soli Emirati del Nord, la cosiddetta area “Dne” (Dubai and Northen Emirates), dove a chiedere aiuto sono il 2,5% delle maids a servizio, ma le percentuali sono analoghe nella regione di Abu Dhabi e ben più elevate nel resto del Golfo, in particolare in Qatar e Arabia Saudita. Leggi il resto »

Solidarietà a tutte le deputate oggetto degli insulti a sfondo sessista

Il Comitato di Se Non Ora Quando – Torino

esprime partecipazione e solidarietà a tutte le deputate oggetto degli insulti a sfondo sessista ricevuti da un deputato del movimento 5 stelle.
La violenza contro le donne ha tante facce, questa commessa ieri contro alcune rappresentanti in Parlamento, è fra le più insopportabili ed odiose .
Ancora una volta in questo Parlamento non ci si è avvalsi della normale dialettica politica , ma si è ricorsi ad offese e ingiurie intollerabili in qualunque contesto, ma maggiormente quando si è nel cuore delle Istituzioni.
La stessa solidarietà esprimiamo all’onorevole Lupo che è stata strattonata dal questore Dambruoso